Ahankara il processo di un ego in costruzione

Abbiamo demonizzato l’ego quando sotto il riflettore doveva essere messo il suo processo di costruzione, perché il fine è sempre essere qualcosa di definito, peculiare e speciale ma avere al contempo la consapevolezza netta della compartecipazione di un miglioramento globale.

Il processo mentale che prende il nome di Ahankara, nella disciplina dello Yoga, è l’atto secondo il quale costituiamo il nostro ego a vagonate di like-dislike, mi piace-non mi piace, alimentando la falsa consapevolezza di giudizi dettati in scarsità o elementarità delle informazioni.

Fin da piccoli siamo abituati, manchevoli di una disciplina della mente ben organizzata, a costruire la nostra personalità non sulla implementazioni delle abilità derivanti dalla conoscenza della nostra mente, ma in base a quelle che ci vengono riconosciute come attitudini e che sottendono ad una maggiore applicazione nella parte piacevole, aprendo anche alla sempre più grande implicazione di non saper sorreggere attimi in cui ciò che non ci è congeniale si rende sempre più arrembante.

Coltiviamo ed esaltiamo i talenti producendo la sensazione di eccellenza secondo il successo e non abituandoci a riconoscere la verità di una vita che poche volte indirizza automaticamente verso ciò che troviamo corrisponderci naturalmente in noi.

Se ci trovassimo in un mondo ideale, in cui si potesse riconoscere la propensione umana e automaticamente indirizzarla nella sua risoluzione in termini di dignità umana ed economica, sarebbe il modello didattico più virtuoso che la società potrebbe mai operare, ma siccome la realtà delle cose è abbastanza differente da questo volo pindarico, sarebbe molto più onesto allenare fin da subito le giovani menti al non giudizio, quell’esercizio che permette di non costruire l’ego in maniera che non sappia sorreggere scelte dovute, differenti dallo sperato.

Ahankara per gli studiosi di sanscrito ha una accezione mentale negativa proprio perché profetizza una costruzione di una mente tesa ad un possibile fallimento.

Una possibile strada migliore nella costituzione di un ego più sana ci viene regalata dallo Yoga, disciplina che consegna, alla sola ripetizione costante ed in costanza di sforzo, la creazione di una attitudine, allenando la mente ad essere incolore rispetto ad una propensione piuttosto di un’altra: Abhyasa e Vairagya.

L’introduzione dei concetti di “campo mentale piacevole” e gli allenamenti per corrispondere un risultato in tale direzione completerebbero la creazione di un ego stabile che abbia in possesso ed in conoscenza tutti gli strumenti per operare in maniera serena nella propria vita ed essere compartecipi, tramite il proprio operato, di un miglioramento globale che parli il linguaggio del benessere e dell’equanimità.

In sé stessi, operando un protocollo di accettazione di ciò che si è, e tramite le proprie azioni, ricercare la netta sensazione che nessuna attitudine ci sia preclusa, ma che sia semplicemente un processo dipendente dalla qualità, quantità ed intensità della concentrazione che le rivolgiamo.

Nel mondo, per semplice sommatoria che terrebbe da conto della specialità delle singole attitudini potenziandole, delle emozioni positive rendendole traino e motivazione ad una spinta migliorativa globale, in una completa interconnessione che ricongiungerebbe il mondo umano, animale e naturale in una armonia di cui tutto e tutti beneficerebbero.