Ascolto e osservazione

Tutto lo Yoga si basa concettualmente nella rimozione di Avidya: l’ignoranza. Ascolto ed osservazione sono i nostri operosi spazzini che hanno il compito di pulire il filtro con cui abbiamo accesso a quella che definiamo realtà. Avete presente quando ci ritroviamo a dire “Si, va bene tutto, ma dove sono i valori di una volta?”; ”Dove è finito quello stile di vita che dava importanza alle piccole cose?”,  “Ci affanniamo tanto quando l’unica vera cosa importante è la salute”.

Se almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati a porre a noi stessi o ad altri queste domande, la nostra ricerca stava andando a sbattere proprio su Avidya, perché è di questo tipo di ignoranza e non di quella nozionistica su cui lo Yoga pone una risoluzione.

Avidya preclude Viveka, la possibilità di discernimento.

Se ancora non abbiamo imboccato la strada della curiosità su cosa sia più o meno importante, come possiamo saper decidere al meglio per la nostra vita?

L’evidenza risiede nel fatto che ci lasceremo condurre e non fluiremo in essa secondo nostra scelta.

Per una serie di cascate, date dalla ricerca etimologica della parola, in antichi linguaggi come: Greco, Latino, Sanscrito ed Inglese; un uomo poteva definirsi tale se si sottoponeva ad un processo di ricerca meditativa.

Questo lo avrebbe portato ad utilizzare le funzioni della mente “mens” che prendono il nome sanscrito di “manas” ad adoperarsi a diventare un ricercatore del silenzio “mauni” per poter infine assurgere al ruolo di “men”, uomo.

Nei principi base della meditazione sono esprimibili due livelli di percezione che danzano in alternanza nei vari momenti della ricerca dell’immobilità e del silenzio.

Questo è il momento per formulare il nostro primo Sankalpa, una singola parola che costituirà la motivazione che ci porterà in meditazione traghettandoci dal sentire all’osservare.

L’ascolto è la fase iniziale in cui il Sadhaka utilizza il suo corpo per assumere una forma stabile, comoda e pressoché confortevole, posizionandosi nella Asana che preferisce cercando di sentire all’interno eventuali resistenze che possano creare fastidio durante il processo meditativo.

Dirige poi il suo ascolto più in profondità, appropriandosi del luogo dove si è posizionato, percependo lo spazio che occupa, rilassando ciò che sente contratto.

Si pone in ascolto di una zona ben precisa, sensazioni tattili di espansione e ritrazione, suoni e rumori.

E’ il momento di connessione in cui la fase percettiva è ancora alta, è il momento in cui ritirando i sensi all’interno si ascoltano le pareti interne, i nostri organi, i nostri flussi.

Un ascolto che perdura per tutto il tempo necessario affinché il praticante non si sia impossessato di tutte quelle sensazioni e le abbia gestite in termini di non conflittualità.

Vedrete che sarà questo il momento in cui la nostra mente comincerà quella sinuosa danza in cui delle volte si è primi ballerini ed altre volte si comincia a diventare attenti spettatori.

Coltivando la pazienza in continuo ascolto, l’opera di controllo tipica dell’ascolto, dove il nostro ego prova ancora a porre sotto controllo i sensi, lentamente attenua la presa, lasciando sempre più spazio all’esserne semplicemente testimoni.

L’ascolto insegna al Sadhaka l’attesa affinché l’osservazione possa avvenire in maniera totalmente spontanea.

Questa è la seconda fase, dove il praticante dismette il controllo e si astrae dalla scena diventandone testimone.

È il momento ed il luogo dell’osservazione, dove tutto è chiaro, dove il flusso è continuo, non arrembante e completamente distaccato dal corpo che svolge autonomamente le sue funzioni.

L’osservazione della mente placida dove è possibile guardarsi intorno senza operare, discernere e distaccarsi.

È lo strumento da affinare tramite la pazienza, che diventa sempre più attento ai particolari quanto più si riesce a permanere nel suo stato.

La mente allora si illumina mostrandone tutti gli angoli più remoti, tutte le porte che conducono in ogni sua camera e alla loro analisi.

Da questo momento si cominciano a scorgere i percorsi:

– mauna: del silenzio

– stithi: della reale immobilità

– la pratica dello Yoga Nidra, studio sui percorsi del sonno e sulla possibilità di permanenza al suo interno di consapevolezza

– l’analisi delle impressioni latenti, Samskara

– la razionalizzazione delle paure e la loro estinzione, Klesha.

Questi sono alcune delle camere della nostra mente che andremo a conoscere quando sapremo far risiedere la nostra consapevolezza nell’atto dell’osservazione.

I risultati che otterremo nella vita reale sono diretta conseguenza della direzione del nostro sguardo interiore e della conoscenza diretta di queste camere.

L’osservazione allora sarà sempre di più lo strumento per cui la nostra mente diventi capace di ricercare abilità che ci restituiscano nella vita una libertà di azione maggiore grazie ad una maggiorata capacità di discernimento basata sulla reale e ripulita natura del nostro essere.

Con uno sforzo di astrazione dell’intelletto, immaginate semplicemente di poter tacitare la mente eliminando le distrazioni del corpo, riposare al contempo come la più soddisfacente delle notti, rimuovere gli schemi indotti dalla società e dalle nostre passate azioni ed estinguere le nostre paure più recondite in ogni loro gradazione.

Introdursi nella disciplina dell’ascolto e osservazione con costanza e dedizione porta proprio a questo!