Cose ormai ridicole come gentilezza e piacevolezza

Siamo l’era che è riuscita a demonizzare parole stupende come buonismo e come integrazione, ne abbiamo fatto qualcosa che ci turba e genera in noi un moto di dissenso, figuriamoci se andiamo ad introdurre parole come gentilezza e piacevolezza. 

Detto ciò rimango lo stesso fiducioso.

Ne abbiamo un grande bisogno, un bisogno che sta prendendo la potenza di una necessità storica.

C’è il bisogno impellente di ritornare a misurare il welfare in termini di allegria se non addirittura di felicità e abbiamo bisogno di strumenti quali gentilezza e piacevolezza per poterlo fare.

In fondo tutti noi abbiamo per attitudine, se non per scopo, il vezzo di vivere una vita serena e questo è possibile solo se invertiamo la nostra scala di priorità.

Abbiamo aggiunto un pacchetto fitness e, se virtuosi, abbiamo cominciato a leggere qualcosa che ci riporti a vivere, anche se per poco, le sensazioni evocate da queste parole.

Immaginate se ci fosse una maniera strutturata nel poter imparare a impossessarsi della capacità di essere allegri in maniera stabile, non sarebbe il caso di approfondire?

Il più bel proposito dello Yoga è proprio questo: un lento, costante riappropriarsi di ciò che ci può rendere più allegri, un corpo ed una mente allenati in maniera gentile ad essere forti e flessibili capaci di avvertire maggiorata piacevolezza da ciò che ci circonda.

Si inizia a farlo con il corpo con lo studio delle posizioni che insegnano al praticante a performarle tenendo sempre bene a mente la ricerca di una contrazione o estensione non forzata.

Ripeto in ogni mia lezione un mantra che cerca di restituire un giusto percorso: “ponete il corpo in una condizione di tensione non dolorosa e poi respirateci su”.

Il corpo, una volta ricevuto un input corretto nello stimolo, reagisce in maniera sorprendente permettendo cose che mai si sarebbero immaginate.

Il corpo è uno specchio dell’intenzione con cui tu lo muovi, se poni gentilezza come tua intenzione ti restituirà un ammontare pari se non superiore della stessa natura.

Non dobbiamo essere restii all’utilizzo di una parola così bella nell’intorno del nostro corpo anche se siamo in maniera malsana abituati a farlo, anche nel fitness e nella pesistica si stanno dirigendo da questo lato, quindi possiamo ben fidarci di una disciplina che ha qualche millennio in più alle spalle.

In una ripetizione costante e nella ricercata costanza di uno sforzo che porti con sé i canoni della gentilezza, il corpo è capace di donarci una piacevolezza gigantesca ogni qual volta andremo ad utilizzarlo negli atti della vita ordinaria.

Nella costituzione di un corpo pervaso da gentili impulsi e restituente piacevoli feedback saremo già sulla strada che porterà la nostra mente a non rigettare mai più questi concetti.

Imparare ad essere gentili con il proprio corpo significa poter riconoscere gli sforzi che gli altri stanno compiendo attorno a noi; è il primo atto di una ricercata empatia che ci aiuta ad immergerci in qualsiasi contesto.

Il primo passo è sempre il corpo ma di pari passo avremo creato le basi di un incedere elegantemente gentile e piacevole nella vita, un corpo che si muove elegante è specchio di una mente elegante e viceversa e sarà a quel punto impossibile esprimerlo all’esterno.

Vi avevo avvertito che lo yoga opera in maniera subdola o no?

Penso fortemente che l’animo umano, a scanso di rarissime eccezioni, sia un animo buono e che solo l’introduzione di paure costanti e reiterate, molte delle quali fittizie, abbia smesso di portare con sé queste meravigliose movenze.

Basterebbe poter ragionare un po’ su come si costruiscono le paure in noi e lo faremo parlando dei Klesha ma per ora ci basta prendere consapevolezza che entrambe sono abitudini mentali che abbiamo imparato ad apprezzarle talmente bene in completa incoscienza che ci ritroviamo spesso ad esserne totalmente avviluppati.

Noi siamo occidentali e ci piace di solito pensare di più come disse un famoso rishi europeo che “bisogna avere il caos dentro di sé per partorire una stella danzante”.

Dal mio piccolo ed umile trespolo mi sento di correggere solo il tempo del verbo in “bisognava avere il caos……”

Se nel passato abbiamo vissuto un caos ne abbiamo detratto di sicuro consapevolezza e con la parte gentile del nostro passato, ricercando -ora- una mente chiara, lucida e centrata possiamo di sicuro partorire una bellissima e piacevolissima stella che danza; basta che inizi ad usare questi due splendidi costrutti in ogni azione della tua vita operata utilizzando il corpo e mossa dai processi della nostra mente.

Nel nostro paese si dice “fidati, non ti fidare” ma questa volta ti chiedo solo di fidarti di parole che hai una voglia matta di poter applicare perché sai che ti condurranno in un luogo piacevole!