Imprendere lo yoga

C’è un grandissimo filone italiano e mondiale che vede criticare il fare impresa con la più antica disciplina del mondo, lo yoga. Molto di questo atteggiamento deriva da un retaggio tipicamente cattolico e anche di bassa lega che vede associare all’unica figura di santo la figura di colui che si accinge a parlare di spiritualità, dicotomia che crea una serie di critiche a cascata secondo cui viene facile demonizzare l’approccio economico sulla disciplina.

La povertà in verità è il vezzo di controllo operato dalla società in maniera tale che lo stato possa essere l’unico decisore del trend che dobbiamo seguire.

Assetto mentale che prende le sue radici da un clima di invidia che rende facilmente strumentalizzabile il concetto di presunta giustizia nel vedere la ricerca spirituale essere associata di pari passo ad una dismissione dei beni materiali.

Nello Yoga, e più precisamente negli Yama, la parola Aprahigraha denota un momento transitorio in cui il Sadhaka si riappropria del giusto peso da conferire ai beni materiali, invitato a fare esperienza dell’espoliazione dalle comodità della vita mondana.

Non si fa menzione alcuna nello Yoga Sutra del ruolo che dovrebbe giocare il denaro all’interno della diffusione della disciplina.

Non vi nego che sull’onda della santità della disciplina anche io nel mio primo ritorno avevo anelato a poter erogare la disciplina, tanto è l’amore che provo nella sua diffusione, tramite offerte libere che venivano conferite dai praticanti.

Purtroppo questo non è stato possibile in quanto l’impianto fiscale vigente imponeva una tracciabilità diretta a causa delle norme antiriciclaggio e dalla fatturazione nominale, cosa che a distanza di tempo ritengo più che giusta e doverosa.

Il tassello principale che mancava nella mia consapevolezza era quello di pacificarmi con il vil denaro, cosa che in un processo di dismissione del conflitto interiore auguro a tutti i praticanti ed a tutti coloro che si rivolgono all’insegnamento e alla formazione.

La verità è che se voglio poter portare ciò che amo ad un livello di diffusione gigantesco devo necessariamente economizzarlo a meno di non farle prendere le sembianze di una religione che non è, in quanto l’assetto della disciplina è laico seppur con una più che forte connotazione spirituale.

Questa la mia strada, questo il mio dovere, e le mie energie saranno sempre di più a servizio di questo progetto che mi vede trasportare lo Yoga dovunque mi sarà data la grazia di farlo.

È naturale che questo progetto verrà criticato dal radical-chic dello yoga, noto personaggio che vive in un’isola e che sceglie di farlo solo per seguire il suo good karma, salvo organizzare il retreat dove i soldi emergeranno in maniera naturale o provando “in nero” a seguire il più vecchio modello di offerta volontaria.

In una lezione di pochi giorni fa qui a Rishikesh quel sant’uomo ed insegnante di Surinder Singh, uno dei più fantastici maestri con i quali potreste mai venire a contatto, mi ha confortato con un discorso molto bello che tange questa mia direzione: “Tre sono gli amici più cari che avete, i soldi, il cibo e ciò che vi accompagna da quando nascete a quando lasciate questa terra: il respiro. Senza disdegnare i primi due che conferiscono sostanza e dignità all’uomo, il migliore è l’ultimo al quale bisogna prestare particolare attenzione”.

Potete capire sempre di più che, nella mia mente, è la qualità morale che definisce un progetto economico e non l’economia stessa.

Abbiamo avuto anche in Italia uno stuolo di imprenditori che sono stati definiti illuminati e che hanno creato realtà virtuose di cui hanno beneficiato intere società.

La chiave per non demonizzare il denaro risiede negli Yama, la ricerca di tutte quelle abilità morali che permettano di riversare azioni nel mondo che parlino in tema di amore.

Beh! Questo è il mio sogno anche e soprattutto attraverso la disciplina.

Lo Yoga è patrimonio di una umanità che deve poter avvertire benessere ed il benessere passa anche da una componente economica creata e riversata su più persone possibili.

Capite che imprendere, organizzare, dare la possibilità di espandersi, anche se sotto la forma di gestione e patrocinato, finalizzata allo stampo associativo e/o sportivo, ha bisogno di un assetto capace di poter sostenere il progetto stesso.

Come insegnanti, formatori e gestori di strutture in cui si opera la disciplina è nostro dovere educare tutti i livelli affinché un progetto di diffusione concreta possa essere operato.

Questo, come potete ben immaginare – ma talvolta è molto meglio scrivere – porterebbe alla possibilità reale di poter erogare secondo una maniera che non leda alla dignità di vita degli operatori, ad una progettualità che avrebbe come finalizzazione l’erogazione della disciplina proprio verso le fasce che, controllate in povertà, hanno sempre di più una scarsa possibilità di emancipazione attraverso cultura ed economia.

È chiaro nella mia mente come lo Yoga possa realmente essere il più grande atto di rivoluzione che si possa operare nella mente di ogni cittadino del mondo.

Credo fortemente nel ruolo che può svolgere nel cambio delle coscienze di ognuno degli attuali attori che reggono l’economia del mondo, riconsegnando loro quella spinta morale che ci vede uniti sotto un unico cielo in un mondo che dovrebbe tutelare ogni essere, compreso gli umani.

Un mondo che tenga occhio più agli indici sul vivere sani e all’avvertito benessere che non ai prodotti interni lordi.

Penso che questa rivoluzione sia operabile davvero dal basso e le tendenze, che vedono in forte ascesa le discipline orientali ed il bio, ci stanno mostrando l’entrata di questo sentiero.

In un film dicevano “Non abbiamo avuto la grande guerra né la grande depressione. La nostra grande guerra è quella spirituale, la nostra grande depressione è la nostra vita ……….. ma non è così e lentamente lo stiamo imparando. E ne abbiamo veramente le palle piene”.

Penso che il momento sia quello giusto e la disciplina anche.

Ora dunque ha inizio il percorso di liberazione dai preconcetti e dalle catene, ora ha inizio l’espansione e la diffusione e l’insegnamento della disciplina dello Yoga.