La didattica nello Yoga

Sono ormai sei anni che abbiamo fondato la Turiya Yoga Academy ed il mio pensiero costante che si tramuta spesso in copiose chiacchiere con il corpo docente è su come implementare una didattica corretta da sottoporre alle persone che ci seguono.

Restituire dignità ad una delle più antiche discipline del mondo riguardanti il benessere è cosa ostica ma quanto mai doverosa. Il nostro sistema occidentale si basa su una grande cultura del corpo prima ancora che della mente e penso ancora che questo sia il sistema migliore per poter avvicinare un numero più grande di persone anche ad altri aspetti dello Yoga. È difficile poter pensare, in una cultura come la nostra, di potersi avvicinare all’elemento spirituale senza associarlo direttamente ad un atto di tipo religioso che risulterebbe, tra le varie cose, quello più fuorviante, per come siamo stati abituati a vedere la religione data l’inflazione tipicamente cristiana.

Rimango convinto che lo Yoga, scienza perfetta, abbia insito il potere di avvicinare le persone a dimensioni ed ottiche che non avrebbero considerato o delle quali, data la frenesia della vita, ci si è resi dimentichi. Lo studio della parte fisica della disciplina è un misuratore ed un allenatore eccezionale della componente consapevolezza.

Un neofita, ritornando in tema di corretta didattica, dovrebbe iniziare il suo approccio su questa dimensione prettamente avulsa dallo studio delle altre sezioni. Questo studio prettamente fisico dovrebbe portarlo al riapproccio con il proprio corpo ed alla conoscenza o riscoperta delle proprie sensazioni di fatica e gestione della stessa e delle componenti grossolane che fanno parte della propria struttura.

In questo periodo, insieme al corpo, dovrebbero essere date le basi per l’introduzione del rilassamento in maniera che gradatamente si prenda confidenza con lo stesso, troppe volte è un elemento che si da per scontato ma che deve essere studiato ed eseguito con un metodo crescente quanto più si sta aumentando la consapevolezza sullo strumento corpo e le sue risposte ai differenti stimoli impartiti nella lezione.

La presa di coscienza dei singoli posizionamenti, delle traiettorie e dei flussi che una lezione impartisce all’allievo sono di fatto le esperienze che portano in maniera graduale un allievo a disporre di una aumentata consapevolezza dei vari aspetti. Quando la classe abbia risposto in maniera positiva a questi stimoli è possibile introdurne dei nuovi, sarà allora che un insegnante ben istruito sarà in grado di introdurre degli studi più approfonditi in altri ambiti concernenti sempre la disciplina.

Trovo quanto mai controproducente inserire sin da subito tutti gli elementi e le tecniche che compongono lo Yoga perchè il segreto della disciplina è avere consapevolezza di poter risiedere comodamente in unico ambiente prima di avere lo stimolo di passare a padroneggiarne per conoscenza un altro. Ed è così, con questo incedere, che dovrebbe essere somministrato il pranayama per farvi un esempio pratico. La verità è che capendone la dimensione corporale e seguendo una iper tecnicizzazione e specializzazione nella società si è portati a pensare che ci debba fin da subito essere una tecnica respiratoria valida da erogare, riducendone lo studio alle seppur gigantesche peculiarità del respiro.

La disciplina ci insegna che Pranayama significa letteralmente estensione della dimensione dell’energia e sottende ad una elevata sensibilità che deve essere costruita con anni di intensa pratica e non ridotta alla sensibilizzazione preordinata sui tempi dovuta alla erogazione di semplici tecniche. E’ quanto mai utile che un praticante abbia preso prima una grande consapevolezza sulle parti grossolane che intervengono sulla respirazione e che abbia iniziato il processo di scissione dello stesso dalle fatiche del corpo e dai suoi stati emotivi prima di vedersi somministrato il Pranayama.

Quindi, a scanso di commercializzazioni, penso sia opportuno dare un buon tempo di crescita all’intera accademia ed alle sue classi prima di poter immettere nella propria didattica elementi più avanzati. L’insegnamento che è nostro dovere chiarire fin da subito è la Pazienza, vero elemento che veicola l’apprendimento verso una ricerca verticale che esula dalla ricerca di sempre nuovi stimoli come siamo abituati qui in occidente. Se si impartisce in maniera autorevole questo insegnamento la stessa accademia potrà seguire un giusto excursus didattico nel quale il neofita troverà un ambiente favorevole e l’adhikara (studente eccezionale) potrà approfondire costantemente le proprie basi. Se avrete operato in questa direzione nel terzo anno avrete la possibilità e la necessità di poter creare classi avanzate differenziando l’offerta e potendo liberare in maniera più fluida, con chi avrà raggiunto maggiore consapevolezza, la vostra volontà di insegnamento dei rami più soddisfacenti della disciplina.

È questo il momento in cui il vostro amore per l’insegnamento riceverà la più grande gratificazione ed è opportuno cominciare ad inserire workshop e seminari che possano far incuriosire i neofiti a quelli che sono gli step successivi e intanto colmare la conclamata curiosità dei più esperti.

Ritengo doveroso attenersi in questo periodo ad uno stampo meno commerciale dando la possibilità di partecipazione alle masterclass solo a chi abbia seguito in maniera completa i workshop e seminari così da poter far crescere in maniera omogenea l’accademia. La meditazione è l’elemento più ostico da inserire in didattica in quanto è di sicuro uno degli elementi più preziosi della disciplina ma anche uno degli elementi più fraintendibili e mal utilizzati; la componente principale è una stabilità e mobilità del corpo assicurata dal precedente esercizio e dovrebbe essere insegnata solo allorquando queste due capacità siano evidenti nel praticante.

Il corso insegnanti dovrebbe essere rivolto solo a coloro che dimostrassero una forte attitudine ed amore alla disciplina mettendosi in gioco con impegno e costanza, questa è la volontà che ci ha portato a mettere sin dal secondo week end un importante esame di sbarramento. Questi sono i semi di un discorso che, da quando abbiamo aperto e deciso di metterci a servizio con la disciplina, non riusciamo mai a ritenere concluso. Abbiamo imparato che mutevole è la natura dell’insegnamento come mutevole è la natura della consapevolezza di chi lo impartisce ma deve essere necessariamente condotto secondo linee guida ben indirizzate.

Spero possiate prendere spunto da queste riflessioni sia per la vostra pratica personale sia se vorreste prendere parte al lavoro più bello del mondo che vi porterà a sviluppare un livello di condivisione che difficilmente è ottenibile in altri ambiti.