L’insostenibile leggerezza di essere un uomo occidentale

La china è discendente, lo è economicamente, lo è umanamente. Negli ultimi anni il trend vede relegare l’uomo nella peggior condizione di abiezione morale della storia, non abbiamo imparato un granché dal passato e siamo pronti a ripercorrere in maniera più coscienziosa i fallimentari passi che ci hanno condotto ai maggiori disastri.

Terrore, terrorismo, esplosione, immigrato, straniero semplicemente estraneo, non conosciuto, inumano, crack finanziari, emotivi, ansia, depressione, difesa, confini, tradizionalismo, nazionalismo, campanilismo, egoismo, produrre, vendere, comprare, apparire, avere la parvenza di essere….

Resi impossibilitati ad un dialogo che va oltre la semplice emanazione di impeti di animo dettati dalla paura dell’altro, ignoto, oscuro da combattere. Come criceti che inseguono il proprio naso non sapendo che non lo prenderemo mai e che stiamo ballando in una ruota costruita di paure, sensi di colpa ed instillato senso di inettitudine, rincorriamo momenti di concessa e strappata serenità. Siamo così sopiti che non ci rendiamo più conto di quanto la vita e la decisione, elemento fondante di qualsiasi essere senziente, ci sta scivolando sotto senza che ce ne accorgiamo, troppo, troppo presi dall’incedere frenetico delle notizie.

Ma ormai c’è più una vera notizia? Ce n’è più una reale? La vera notizia è che non c’è nessuna altra notizia oltre lo stesso accorgersi che non ce ne sia una. L’intero mondo segue sempre di più un’involuzione autarchica con il limitare espresso dalla singola persona che sempre di più vive nella paura di coltivare un orto piccolo e da difendere. La verità è che ci stiamo lentamente facendo trasportare dalle paure, immersi in un clima di
ignoranza. Paure indotte, incessanti, che ledono l’animo umano aggredendolo da ogni lato. Paura di acquisire per poi perdere, paura di perdere quel poco che siamo riusciti ad acquisire. Paura di vederci strappato quello status che abbiamo imparato a pensare come nostro essere e che ci fa sentire parte di qualcosa aderendovi e ricercandolo nella maniera più spietata verso gli altri e verso noi stessi e le nostre reali necessità. Paura della morte che ci bracca da ogni lato dandoci un approccio alla vita in maniera ossessivo-compulsiva e verso la possibilità di vederci tolta l’unica cosa che lascia speranza ad uno stato migliore: la vita stessa. Malattie, pandemie, virus, inquinamento, aria, terra e mare, PM10, polveri sottili, sottilissime, cancri, carcinomi, displasie ed una serie infinita di polmonite, dermatite, faringite per non finire con la più amplia sequela di esantematiche, patologiche, neurologiche affezioni della salute umana.
Ed è con questa sensazione, con questa consapevolezza che dovrebbe suonare la sveglia più trillante dell’universo.

Questa è la sveglia dello Yoga, una sveglia al suono di mantra che si rimmerge nella sorgente del silenzio. Ragazzi e ragazze mie, è tutto finto, tutto. Finto è il mondo veloce al quale approcciamo costantemente nel quale si pensa che l’unica soluzione è corrervi dietro cercando di sorpassarlo al doppio della velocità. Rincorriamo freneticamente un’immagine, uno stato di possesso che ci dia la possibilità di essere felici eppure l’insoddisfazione è il male che affligge l’uomo occidentale e l’uomo orientale che porge occhio e speranza all’economia ed alle maniere nostrane.

Eppure, nonostante continuiamo a soffrire, nessuno ha il coraggio di alzare veramente la testa e provare a scardinare questo sistema, talmente ci hanno invischiato nella sola speranza di una aspettativa migliore. Ci avevano insegnato che chi di speranza vive, di speranza muore ed ancora non ci è bastato. Basterebbe spegnere un po’ il flusso di informazioni, basterebbe spegnere per un po’ il flusso di pensieri derivanti dalle informazioni e tutto ci sarebbe di nuovo più chiaro. Arriverebbe all’istante quella consapevolezza che ci urlerebbe nelle orecchie “Che cosa ricorri? Per chi corri? Che cosa ti sta dando e cosa ti sta togliendo?” Ed è proprio lì, nel momento esatto di silenzio, che quelle domande ci creano la vera soluzione per dismettere quell’ormai insostenibile leggerezza nell’essere qualcosa che non ci doni quiete e serenità.

La soluzione ce l’abbiamo a portata di mano, strumento, metodologia e risoluzione in un’unica parola che porta in seno il sintomo della chiarezza, della serenità e di una gioia che solo nel silenzio è possibile ritrovare: Meditazione.
Meditazione è staccare la spina dal Matrix che ci avvolge ritornando alla sorgente, una sorgente colma della completa apparente disconnessione ma di una interconnessione umana pazzesca prima con sé stessi e poi con gli altri. La meditazione è l’elemento fuori controllo del sistema, l’unica cosa che potete fare senza l’ausilio di qualcosa che vi controlli riappropriandosi in maniera totale, passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, di voi stessi.

Imparare a conoscersi anziché seguire quello che vi dicono voi siate, imparare a conoscere i pensieri e gli stati emotivi da dove nascono e come si traducono in azioni per scelta propria e coscientemente ponderata. La meditazione è l’elemento di rottura di un sistema che controlla la vostra vita in ogni singolo passo. Quando si è soli in perfetta immobilità, nel più assoluto silenzio. Quello è l’esatto momento in cui si diventa sostenibili e densi, quello è il momento in cui si può decidere di lasciare, con il peso delle proprie azioni, un marchio tangibile nel mondo.

Quello è il momento in cui anche un uomo occidentale può essere di nuovo pervaso da parole antiche che hanno il sapore di una durevole gioia, un’imperturbabile allegria e di una calma serenità. Quello è il momento in cui Occidentale ed Orientale diventano termini leggeri e lasciano spazio alla sola cosa reale: l’uomo.