Meditazione un atto rivoluzionario

Come si controlla un uomo? Dividendolo. L’avevamo appreso dai romani “dividi et impera” ma non lo abbiamo tenuto a mente in noi e per noi, come se lo studio di qualcosa di antico sia argomento da stipare in qualche magazzino polveroso.

Stiamo subendo la più grande aggressione alla nostra capacità evolutiva personale e come comunità e lo stiamo permettendo senza battere ciglio. Pensiamo, parliamo e agiamo in base a qualcosa che qualcuno ha definito e che la maggior parte delle volte non ci riguarda come esseri senzienti.

Televisione, pubblicità e social come ogni tecnologia, se subita e non ricondotta sotto un atto umano creazionista, non fanno altro che produrre linee di pensiero separate e per giunta su un piano di bassa se non infima moralità.

Siamo andati troppo in là per utilizzare mezzi come le passeggiate con Socrate o i salotti francesi e li reputeremo mezzi obsoleti e anche un po’ noiosi ecco perché l’unica cosa possibile è cominciare da sé stessi un nuovo atto rivoluzionario che ci porti nuovamente a non essere schiavi.

Ed è proprio dopo queste considerazioni che nasce l’esigenza dello studio di un metodo che ci faccia sentire, prima di pensare alla comunità, uniti, solidi, saldi e centrati.

Questo è l’obiettivo dello Yoga, questo è l’obiettivo del Samadhi, il più alto stato mentale ricercato da un praticante di questa disciplina ed auspicabilmente da ogni uomo.

Tutto ciò che si fa e si pratica verso quello stato è preparazione.

Lo yoga viene spesso tradotto con la parola unione ed è con questa accezione che dobbiamo lasciarlo crescere in noi, uno yoga unificatore delle varie istanze che ci compongono fin quando non avvertiremo noi come il tutto e il tutto come noi.

Perché se sei forte e saldo e lo è il tuo vicino allora siete già in due e da due nascono milioni e se milioni stanno allenando la loro mente ad essere scevra da condizionamenti e paure, il mondo, allora, sarà capace di cambiare all’istante!

Sembrano concetti difficili ma vi spiego perché è la meditazione la vera chiave.

Quando siamo strattonati dalla vita da una parte all’altra, quando diciamo di non avere tempo, quando parliamo dell’ultima notizia di cronaca o di politica, la sensazione non è quella di essere trasportati in diverse personalità e modi di essere?

Provate mai, come me, la sensazione spiacevole di vestire molteplici panni che non hanno a che vedere con la vostra vera natura?

Oppure siamo già immersi in quella spirale che ci fa sembrare di prendere le parvenze di artefatti precostituiti? Una volta spettatore/commentatore, un’altra volta show man, una volta avvocato e politico… e tu, quello che giocava e rideva dove l’hai lasciato andare?

Se anche voi avete questa sensazione, la meditazione è l’atto di risposta a ciò che viene imposto dall’alto.

Seduto, con gli occhi chiusi, immobile a ragionar sull’unico elemento che non è mutevole fin quando sei vivo e che ti permette di accorgerti che sei finalmente di nuovo vivo, il respiro.

Ci sono grandi tecniche, ma ne servono di facili per cominciare a giocare con questo mezzo rivoluzionario, hai tutto quello che ti serve a portata di mano e del tempo che puoi dedicarvi.

Seduto dove vuoi, schiena eretta, occhi chiusi, immobile, osserva il respiro, sentilo espandersi e ritrarsi nel ventre, sentilo nelle narici, in termine di suono o di calore, lascialo silenziarsi, attendi ancora un po’, come ogni cosa bella ha bisogno di essere coccolato e atteso, apri gli occhi e fai quello che devi.

Ogni qual volta hai tempo ripeti, se hai più tempo prolunga l’ascolto.

Non si è bravi o negligenti, si è e basta, per il tempo che hai a disposizione in quel dato momento e per quanto l’allenamento stia producendo i suoi frutti.

Si dice spesso che per imparare a stare bene con gli altri bisogna prima imparare a star bene da soli, di questo si tratta.

Come in ogni disciplina ordinata, lo yoga, antepone al processo meditativo delle ricerche che rendano la mente sgombra da turbative ed instilla l’allenamento nella vita quotidiana di alcune parole che hanno il dovere di preparare il praticante nelle 23 ore e 50 minuti che precedono quell’unico tempo di 10 minuti che si trova all’inizio per dare retta a questo soggetto che vi sta scrivendo nello sperimentare la meditazione.

Sono parole che entrano nella grande esperienza dello Yama che tratteremo nei prossimi articoli e che parlano di cessazione dei conflitti, di presenza, di veridicità, di onestà e di non attaccamento; indirizzi che permettono, se vissuti, di percorrere tutti insieme una strada più che virtuosa.

Un uomo sgombro da inflazioni esterne anche per pochi attimi è padrone di una mente capace di discernere senza subire, un uomo che si addentri in un processo del genere è libero dal giogo del controllo da parte delle forze che attualmente governano il mondo, è un uomo rivoluzionario.

Tutto ci da la sensazione di essere separati per visioni, per stile di vita, per retaggi, per economia ma l’unica e assoluta verità che sento dentro di me e che ho voglia di condividere è che facciamo parte di un tutto che ha il sapore di un “noi” e la meditazione è la strada per riprenderlo.

Un insieme di persone che in dato tempo compiono lo stesso atto mentale si ritrovano sullo stesso piano, giocano sullo stesso campo, un campo mentale in cui personalmente ognuno si è reso inattaccabile e non aggredibile da condizionamenti esterni indotti.

Un insieme che produrrà azioni che hanno il sapore politico di governo senza averne la necessità in quanto espressione non di un atto di delega bensì di personale vita vissuta che si andrà ad incastrare perfettamente nelle esigenze della comunità.

Se questo vi suona ragionevole sarebbe proprio il caso di provarci!