Presente il motore del futuro

Se le persone praticassero il presente più di applicarsi a capirne la filosofia interpretando aforismi, il mondo si risolverebbe nell’allegria.

Sono solito ripetere che con il passato possiamo, riportandolo mentalmente in auge, farne solo due cose: riderne o piangerne; al futuro possiamo rivolgerci solo sperando o preoccupandoci.

In una sola accezione del tempo è possibile essere allegri e pensiamo che un intelletto non allenato non possa, solo dopo una breve lettura, permearsi di questo stato di beatitudine godereccia senza indurre se stesso in un allenamento atto alla sua percezione.

I momenti in cui siamo maggiormente presenti alla nostra vita sono quelli apportatori di dolore e sofferenza in quanto queste due non auspicabili sensazioni, sono quelle che ci danno una sveglia e predispongono un non  praticante a lasciar prendere il sopravvento sull’intero campo mentale a quelle brutte sensazioni.

Capendo il potere di questi due insidiosi apportatori di dissidi interiori ed esteriori è possibile ipotizzare che un loro scalare, che non obblighi la mente a provarne una intensità dolorosa, sia l’elemento attraverso il quale si possa iniziare a provare quel fantastico qui ed ora allenando la mente sempre di più ad immergervisi.

Lo Yoga utilizza temi minimali della sofferenza rubricando la gentilezza come anteposizione e che parlano un linguaggio di tensioni non dolorose e di fastidi corporei e psichici con i quali il sadhaka comincia a fare i conti sin dalle prime esposizioni alla disciplina.

Il qui ed ora (o presente) è l’unica porzione di tempo in cui una azione può essere performata senza tentennamenti o dubbi, esportando in maniera totalizzante il grado di consapevolezza che la persona ha in quel dato momento, accompagnato sempre e costantemente dai suoi più profondi valori.

Qui, è il momento dove tutto l’essere trova la sua massima espressione e dove si realizza l’unione delle molteplici personalità con cui abbiamo costruito noi stessi durante i nostri anni di vita, lasciando alla semplicità dell’azione il nostro definirsi ed essere percepiti. 

È il luogo dove si coltivano le sicurezze a discapito delle perplessità, tralasciando ciò che di noi vogliamo estinguere e portando con noi ciò che vogliamo ci conduca in un futuro nella più intima natura di noi stessi.

Il fine di tutte le posizioni dello Yoga dinamiche o meditative è proprio l’allenamento attraverso il quale ci si comincia a confrontare con questo tema e dove possiamo misurarci nella capacità di trasformare le nostre sensazioni in gesti, senza passare dall’atto giudicante derivante dalle nostre precedenti esperienze o ipotizzando qualcosa che riguarda il non certo futuro.

Il respiro, essendo strumento di convergenza della nostra mente, ci aiuta in questo percorso creando un campo mentale sempre meno aggredibile dagli input esterni e fondando i canali preferenziali affinché la mente possa predisporsi su una singola unità cognitiva esule dal tempo.

Fare azioni al meglio di ciò che attualmente siamo, con chi siamo ed in unico tempo: questa è la soluzione per costruire una mente che sia capace di avvertire imperitura piacevolezza e saperla erogare in maniera fruttifera per il contesto.

Abbattendo il tempo illusorio del futuro e del passato, ci si rivolge all’unico elemento davvero reale: il presente.