Risiedere in un unico ambiente

Fino a qualche anno fa lo avrei ritenuto il più grande spreco di tempo. Sono nato in una piccola cittadina del centro Italia, niente di che, anzi, avrei fatto carte false per uscirne e per un decennio l’ho anche fatto. Ero alla ricerca, perché quando non si sa cosa cercare lo si fa sempre all’esterno. Avevo un clamoroso bisogno di nuovi stimoli, di qualcosa che mi facesse sentire vivo, che mi inondasse.

Una giornata senza una emozione eclatante era una giornata persa.

Conducevo le mie giornate in osservazione dei contesti ricercando freneticamente una novità.

Sarà stata la giovane età, o sarà stato il senso sulla mia attitudine principale nell’avere una buona memoria, ma passavo di continuo al setaccio le cose che avrei potuto fare.

Ancora oggi la mia rivoluzione nelle azioni segue quello schema, i miei pensieri molto meno.

Per un tipo che ha una buona capacità di immagazzinare informazioni, la deduzione ed il riporto nel mondo delle azioni non è poi così difficile.

Ho accumulato a trentacinque anni molte esperienze delle più svariate tipologie: personali ed imprenditoriali, sportive e competitive, mentali ed immaginative.

Ho praticato judo sino alla cintura marrone, wingtjun e difesa personale, sono diventato istruttore di muay thai e di powerlifting ed un personal trainer; ho conseguito una certificazione come mental coach; ho organizzato serate ed eventi universitari; ho aperto una agenzia di animazione a L’Aquila e, dopo il terremoto, un risto-pub in un paesino limitrofo.

Sono attualmente presidente della Temple asd, associazione al cui interno si promuove e si praticano molte discipline orientali ed occidentali, dove si organizzano stage di caratura nazionale ed internazionale.

Al suo interno si trova la nostra Turiya Yoga Accademy, dove abbiamo all’attivo più di dodici corsi settimanali, prima accademia di formazione della provincia ad accreditarsi con Yoga Alliance.

Abbiamo creato al nostro interno un programma televisivo stagionale chiamato “namastè tv”.

Sono stato l’ideatore degli Holistic Days, evento che si è portato, in tre anni, da una lezione di yoga nella villa comunale ad accogliere l’anno scorso ventimila avventori.

Ed ora questo “piccolo” progetto che mi vede qui a scrivervi per la nostra accademia on line.

Sono sempre stato in corsa a riprendermi da un senso di inettitudine che mi portava a creare ed operare al massimo, allo stremo delle mie energie.

Non so se sono riuscito in brevi righe a passarvi il mio modus operandi estremamente rajasico, attivo, frenetico, ma ve lo sto consegnando per farvi capire da che basi è avvenuta la rivoluzione.

Il mio impatto con lo yoga è stato questo, collaterale, casuale, del tutto imprevisto; eppure è diventata la risorsa più grande della mia vita, personale e poi lavorativa.

Da quando, sei anni fa, ho iniziato questo percorso le mie risposte al mondo stanno cambiando radicalmente.

Molti dei vecchi schemi permangono, seppur affievoliti, ma molti altri si sono estinti lasciando spazio ad un assetto mentale più placido e paziente.

Lo Yoga scava dentro e dove trova buchi li riempie e li colma di sensazioni piacevoli.

Lo Yoga mi ha fregato da sotto senza che all’inizio me ne accorgessi, mi ha incuriosito e coinvolto dapprima con il corpo, mezzo che utilizzavo fin da ragazzino per dissipare molte delle mie energie, per poi dare sfogo alla mia vera natura che vede frullare questo mio attivo cervello ad elevata velocità.

Lo Yoga è stato un vortice che ha spostato la mia attenzione dai mille input esterni verso il luogo più calmo e placido che esista, l’interno di me stesso.

Ancestralmente anche se siamo quelli “che non possono mai stare fermi”, i luoghi calmi, caldi, ovattati, ci danno sicurezza, ci fanno sentire bene.

Per quanto anche tu sia un tipo frenetico, ogni tanto, avrai di sicuro bisogno di evadere e di accantonarti per poterti ricaricare e, se sei così, il tuo sguardo è perennemente rivolto all’esterno, in balia di ciò che ne derivi e che ti porta a gioire e smarrirti nella sofferenza.

Il problema avviene quando, non essendo un principe ereditario, non puoi, secondo necessità, prenderti una vacanza su una spiaggia solitaria delle Bahamas e ricaricare le tue energie, e quindi inizi a sbatterti al tuo interno a cercare di capire come fare per tirare un sospiro di sollievo.

La soluzione ce l’abbiamo avuta sempre lì, ad un palmo da noi.

Quella camera accogliente che desideravo da tanto tempo, quella calda alcova dove rifugiarmi, non si trovava all’esterno bensì all’interno!

Le Asana, attraverso la pratica fisica, avevano cominciato a creare l’impalcatura di quella camera; il Pranayama cominciò a rinfrescarla, aprendone le finestre, la lasciava invadere da ossigeno; la Meditazione creava spazio fino a farmi sentire comodo; il mio Mantra le dava una non-invadente e continua luce; lo Yama la ripuliva costantemente.

Lo avevo trovato! Avevo trovato quel luogo completamente indipendente dal mondo esterno, dove poter risiedere senza aver bisogno di cambiare, un luogo dove l’emotività non ha bisogno di fluttuazioni per sentirsi vivi, un luogo dove il senso di appagamento era crescente.

E fu allora, quando, cominciato sempre più spesso a prendermi cura della mia camera, molto del mio mondo esterno è iniziato a cambiare, più visitavo quel luogo e più ne riportavo il sentore all’esterno.

Quella camera ha reso la mia mente più paziente e stabile, meno in cerca di qualcosa o qualcuno che potesse risolvermi la vita, la soluzione ce l’avevo dentro di me.

In quel luogo non ero mai solo, avevo a disposizione tutta la tecnologia di cui avessi bisogno per connettermi con il mondo circostante e riapprodarvi con tutte le informazioni necessarie a poter meglio discernere ed operare.

Sono ancora in corsa, ancora alla ricerca, non più frenetica anche se ancora veloce, non più in ansia e di sicuro più placida, non più emotiva ma di sicuro più stabile.

E se finalmente sono in grado di risiedere comodo in un unico ambiente, lo devo allo Yoga.