Yoga e Dominio

Lo Yoga è concentrico in ogni suo approccio: lo è da praticante, lo è da insegnante e, solo dopo aver raggiunto un determinato tipo di consapevolezza, si può travalicare quello stadio per accedere al successivo.

Bhumi è la parola sanscrita che descrive questo concetto e letteralmente sta a significare il campo sul quale ci muoviamo nella nostra vita yogica di ricercatori della mente.

La consapevolezza aumenta quanto più l’intelletto è capace di riflettere nel proprio specchio una determinata accezione di realtà alla quale abbiamo avuto accesso grazie alla nostra disciplinata pratica.

Le esigenze e la comprensione della disciplina cambiano quanto più ci si innamora della pratica e quanto più si persevera in intensità ed apertura nel seguire gli esercizi che vengono assegnati.

Ciò che all’inizio sembra mero esercizio fisico comincia a far scoprire al praticante l’utilizzo che lo yoga fa del corpo vedendo corrisposta ad ogni azione una operazione della mente da poter analizzare e studiare. 

All’inizio è molto difficile poter notare singole unità cognitive o pensieri e derivarne filosofie pratiche, ma lo stupendo sentore psico-fisico dato dal reimpossessarsi di parole come gentilezza e fluidità ottiene lo scopo di creare un campo mentale sempre più abile all’ascolto.

Nella nostra specializzazione succede che, una volta ottenuta maestria nell’ambito fisico, si cominciano a notare delle sfaccettature sottili nella concatenazione dei nostri pensieri ed è allora che giunge il momento nel quale, il maestro, comincia a spiegare il campo di studio successivo.

Il respiro è il mezzo attraverso il quale si comincia a studiare la mente nelle sue operazioni più sottili e fugaci; tramite l’analisi di questo campo, con l’introduzione di tecniche che permettono un’analisi prospettica di ogni suo lato, si comincia a creare l’impalcatura affinché la mente possa concentrarsi.

È questo il momento in cui colui che con maggiore consapevolezza guida il processo di crescita sposta l’attenzione sul campo che predispone agli stati più alti di coscienza ed alla pratica del samyama, loro unione simultanea nella pratica.

Il campo di ricerca è quello della dissoluzione del mondo esterno a favore di una visione interna maggiormente cosciente, dove i sensi sono sempre più a servizio della mente nella sua analisi, imparando ad osservarne i meandri con la stessa dovizia con cui normalmente approcciamo a ciò che chiamiamo realtà.

Il samyama si compone degli ultimi tre stadi in cui è auspicabile che l’allievo voglia indirizzare la pratica per finalizzare la sua disciplina nella darshana chiamata yoga.

Concentrazione prima e meditazione per processo naturale, creeranno le basi per poter comprendere, conoscere e vivere i più alti stati della mente che prendono il nome di Samadhi, nel cui interno sono compresi, sino all’Asamrajnata Samadhi, notevoli strati di consapevolezza ognuno denotato da diverse e corpose sfumature.

Samadhi è quel dominio che un praticante dovrebbe voler ottenere dalla sua pratica.