Yoga la scienza accantonata

La nascita del termine psicologia è fatta risalire attorno al 1500 ad opera di Filippo Melatone, latinista e grecista che l’aveva definita come l’insieme di conoscenze filosofiche, letterarie e religiose sull’animo umano. Chiaro è che il termine ha radici più profonde che affondano in un sapere di 2500 anni di considerazioni sull’intelletto umano a partire dai discorsi Platonici o Aristotelici.

E’ da questa premessa che oggi, camminando per Rishikesh e ripensando all’opera di traduzione che stiamo operando degli Yoga Sutra, tradizione Himalayana, mi chiedevo come fosse possibile che la psicologia moderna abbia potuto glissare sulla più ordinata e sistematica analisi mai compiuta sulla mente umana.

Il mio pensiero da curioso ma sempre ignorante in materia è che la clinica abbia, nella psicologia occidentale, trovato il suo unico sfogo creativo, tralasciando la grande opportunità di porsi la domanda su come sia possibile formare, educare e crescere una civiltà che sappia utilizzare al meglio le proprie facoltà.

Nei corsi insegnanti che ho seguito per ben due volte sono incappato nello stupore di due laureati in psicologia occidentale quando venivano a contatto con la teoria che permea la disciplina.

Di sicuro non affiderei a nessun altro se non ad uno psicologo un mio disturbo o una deviazione della mia personalità, sempre se chiaramente fossi capace di accorgermi di tale anomalia.

Ma mi chiedo cosa sia stato fatto in merito per tutte le menti normali prive di patologie.

Penso che lo studio e soprattutto la pratica dello yoga sia l’elemento di rottura per cui ogni psicologo debba essere, per dovere (a scanso di mia cattiva informazione) essere esso stesso sottoposto a psicoterapia, costruendo di fatto un circolo vizioso di paziente-curatore.

Premettendo che ho estinto in me il retaggio per cui è da gente “strana o pazza” (sentimento latente in ognuno fuori dal settore) andare dallo psicologo e vedendo una grande opportunità di crescita personale nell’intraprendere un percorso con un bravo professionista, mi chiedo comunque come sia possibile che la branca non abbia considerato di portare al suo interno la scienza più grande ed efficace in materia, soprattutto rivolgendola verso soggetti sani.

E’ anche da evidenziare come ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere articoli e seguire professionisti che si appoggiano o utilizzano mezzi propri della cultura orientale.

Ho visto tecniche di rilassamento, predisposizioni all’ascolto e considerazioni tangenti alla materia che vengono sempre di più introdotti nella psicologia e questo mi rallegra dandomi la speranza che possa contribuire anche io con questo articolo ad accendere la scintilla della curiosità.

Sono fortemente convinto che i soli approcci da seduta psicoterapica non possono avere buona efficacia se non corroborati da arti o attività che stimolino la persona a riappropriarsi del corpo e di una aumentata percezione dello stesso e lo yoga include, in una delle sue 8 arti, uno studio approfondito proprio sul ripristino e fortificazione del nostro corpo e della sua consapevolezza.

Quindi, per ricapitolare, la valenza sarebbe di sicuro societaria in quanto si andrebbe in maniera preordinata a fornire ai – mi auguro – non futuri pazienti, delle basi sullo sviluppo di consapevolezza propria e quindi dell’argomento. Valenza professionale, come psicologi, per astrarsi dal vincolo di analisi. Valenza sul paziente in quanto le tecniche erogate avrebbero a servizio tecniche comprovate in millenni di teoria e pratica.

Penso che la riottosità nel vedere un argomento trattato da un non laureato in materia sia un vezzo sbagliato tipicamente occidentale.

Uno studio meticoloso degli Yoga Sutra, testo principale di riferimento adottato nella nostra accademia, non lascia spazio a misticismi di sorta e risulta a pieno titolo uno studio scientifico.

L’atto di misurabilità dello stesso è già fornito in molte reviews sulla produzione in fase cosciente di onde delta nel cervello di coloro che si prodigano nella meditazione e di sicuro su fattori statistici esperienziali forniti dalle pratiche di rilassamento profondo, per non parlare della facile misurabilità dei miglioramenti sul lato fisico e fisiologico in particolare.

Lo Yoga nei millenni si è evoluto creando uno dei testi più completi sull’argomento mente, sviscerandone ogni singolo aspetto filosofico e pragmatico.

In uno yoga che non si ferma alla mera fisicità, strumento con il quale normalmente viene portato alla visibilità, o che non rimane nella superficialità dello scherno o della relegazione settaria con cui vengono denigrate alcune pratiche, vedi la pronuncia dell’om, è disciplina colma di grandissima significanza ed ottima guida per l’acquisizione di abilità mentali spendibili in una vita civile di ordine quotidiano.

Nello Yoga, che recupera la spinta creazionista della prima psicologia, l’uomo, la sua moralità e le sue abilità mentali, di intelletto e di razionalizzazione, risultano essere al centro della dissertazione.

Il fine dello Yoga è uno stato dell’essere che prende il nome di Samadhi, stato in cui l’uomo è completamente edotto e partecipe della non identificazione con gli oggetti del mondo.

Alla continua ricerca di un silenzio ed immobilità che gli faccia percepire cosa ci sia al di là del mondo fenomenico rimanendone in connessione chiara e cosciente.

Si introducono e si affinano durante tutto il percorso tutta quella serie di argomenti che daranno al praticante le abilità necessarie al totale controllo della propria mente.

Vengono definite quali siano le varie tipologie di operazioni della mente, quali siano le sue funzioni e come operino sul piano identificativo, su che piani si realizzino, quale siano i costrutti relegati alle paure e come si possa farle estinguere, quali siano le abilità da conseguire e quali gli strumenti in nostro possesso per poter meglio operare in questo intorno.

Il tutto declinato secondo un ordine che vede analizzare in profondità ogni possibile correttivo o supporto che possa applicarsi durante lo studio.

La profondità ed i mezzi dello Yoga sono infiniti e come ho già scritto in altri articoli possono risultare, a livello storico, il mezzo più efficace per una rivoluzione valoriale operata su scala mondiale.

Penso che possa essere il più bello stimolo per tutti coloro che si sono appassionati alla mente umana facendone la propria professione.

Vederla sganciata da un ambito prettamente clinico e riconsegnarla ad una ancor più fruttuosa inclinazione che vede traslare l’intera società su temi che riguardano un giusto assetto mentale per un futuro vivere sereno.

Nel ciclo delle fondazioni di Isaac Asimov il personaggio principale, un matematico che prende il nome di Hari Seldon, osserva la lenta decadenza dello storico impero galattico che ha visto l’uomo diffondersi in tutto l’universo.

Grazie ad una attenta ed ingegnosa formulazione matematica, prevedendo un interregno conseguente di lunga durata tra il primo ed il futuro secondo impero galattico, postula una soluzione che ridurrebbe notevolmente questo buio periodo.

La soluzione è creare ai confini della galassia una società di studiosi e praticanti della mente che con il suo sviluppo, supportati dalla teorizzazione matematica da lui operata, porti la crisi ad essere risolta configurando un radioso futuro per l’umanità.

Questo piccolo riassunto in breve è la testimonianza che vede accumunare la mia speranza a quella del più grande scrittore “futuribile” della storia (le leggi della robotica, sono roba sua, di uno scrittore, non di un ingegnere).

Spero vivamente, nel prossimo futuro, nella centralità del ruolo svolto dalle persone che dedicano la loro vita allo studio della mente e delle sue abilità.

Spero con ancor più ardore che la disciplina dello Yoga, non più accantonata, sia scoperta e studiata come quello che è lampante essere ad ogni suo studioso: la disciplina più moralmente rivoluzionaria della storia umana.

 

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