La “conoscenza” è quella strana cosa che improvvisamente ci accende la lampadina che illumina, come per magia, l’oscurità più cupa.

E’ vero in ogni ambito della nostra vita: quello che non conosciamo ci sembra impossibile da fronteggiare e ciò che invece ci è familiare ci sembra assolutamente a portata di mano.

A volte però capita che ciò che abbiamo più vicino ci è mediamente sconosciuto…. Parlo del nostro corpo e dei suoi movimenti, dei suoi punti di forza e delle tecniche per sfruttarli.

Abbiamo la fortuna di avere a disposizione uno strumento talmente intelligente che il più delle volte è in grado di fare le cose senza che la nostra mente ci presti particolare attenzione. E ciò, spesso, è un bene….. se dovessimo pensare ad ogni singolo passo che facciamo o ad ogni movimento che compiamo durante il giorno non avremmo tempo per pensare ad altro!!!

A volte però accade che tanta “autonomia intellettiva” ci fa perdere il contatto con il corpo e quando ci troviamo a doverlo utilizzare consapevolmente facciamo una fatica incredibile.

E’ quello che succede, ad esempio, durante una lezione di yoga.

Siamo talmente abituati a stare in piedi senza prestare attenzione ai nostri piedi (tanto stanno lì per questo scopo!!!) da non renderci conto che il loro appoggio a terra in un modo o in un altro può modificare il nostro assetto posturale. 

Il workshop odierno era volto proprio a rinnovare la nostra conoscenza con le estremità dei nostri arti: le mani ed i piedi, il cui appoggio a terra viene utilizzato nella maggior parte degli asana che eseguiamo durante le lezioni.

L’attenzione a ciò che abbiamo a contatto con il pavimento, la conoscenza di attivazioni e detrazioni che ci consentono di percepire determinati muscoli, o rilassarne altri, oppure alleggerire tensioni articolari, è una componente fondamentale della nostra pratica.

Oltre a consentirci di entrare sempre più in profondità, in una percezione nel dettaglio del corpo, ci consegna una leggerezza nel movimento e nel mantenimento dell’asana che ci permette di “goderci” la pratica da un punto di vista più “meditativo”.

E poiché lo yoga ci deve servire per poter vivere meglio fuori dal nostro tappetino, ciò è ancora più valido se lo trasportiamo nella vita di tutti i giorni.

Se è vero che più sono profonde le radici più è alto l’albero, portare attenzione alle nostre radici – i nostri piedi – ci può regalare solo piacevoli ritorni.

 

Cinzia Polselli