COMMENTO ALL’ARTICOLO 

Yoga ed il dovere di rendersi validi interlocutori

 

 Ancora doveva iniziare il corso istruttori e come spesso capita ci eravamo trovati in quello che abbiamo individuato come il nostro salotto, la lunghissima ringhiera rossa dell’ingresso in palestra. Quel giorno, ricordo, avemmo una discussione in merito alla responsabilità che si ha nell’insegnare lo yoga e sulle mie perplessità rispetto alla mia propensione a farlo. 

Lo yoga è una disciplina “potente” chiaramente non mi riferisco all’aspetto fisico dicendo potente, ma alla capacità di penetrazione che ti dà sulla parte più intima e sottile delle persone che decidono di praticare. Il mio animo nerd mi riporta alla mente la frase fulcro della vita di Peter Parker “da tanto potere deriva tanta responsabilità” ed è proprio seguendo questo principio che bisogna a mio avviso erogare la disciplina. Come farlo? Sicuramente studiando ed approfondendo la filosofia attraverso la pratica su noi stessi, cercando di capirne il senso vero e provandolo a divulgare nella maniera più aderente possibile agli insegnamenti di Patanjali. 

Chiaramente fare questo è un processo faticoso e di una complessità inaudita che poco si confà ai ritmi e alle dinamiche sociali vigenti in occidente. Essere aderenti allo yoga significa silenziare il proprio ego, essere aderenti alla disciplina significa farsi permeare da aparigrah, essere permeanti non crea imperi ma modella persone coscienti. E poi parliamoci chiaro, essere coerenti e lineari dalle nostre latitudini non va di moda, figurati ad esserlo con il percorso che ci ha dato Patanjali, quanto puoi risultare accattivante con abhyasa vairairagyabhyamtannirodha? Di certo non ci costruisci una carriera sfavillante ne vai in TV parlando della bellezza e dell’importanza dello sforzo e del suo potere purificante, ci vai parlando di energia universale di chakra, di petali e della tua capacita di sbloccarli donando pace ed armonia.

Come dici nell’articolo “è vero che dagli antichi testi eravamo ampiamente avvertiti dell’avvento di un era di completo disfacimento, ma la continua immersione nel contesto reale ne mostra quotidianamente il deplorevole andamento” e come una cassandra avevano previsto che Ego e denaro avrebbero destrutturato la disciplina assecondandola alle vigenti leggi di mercato.

Che fare? Continuare imperterriti nella missione di mutare il più possibile le persone da consumatori ad esseri umani, impassibili difronte alle sirene dell’ego e del posizionamento commerciale con onestà intellettuale erogando solo l’esperenziato restando aderenti il più possibile alla disciplina.

Io sono definito “marziale” nel mio insegnamento, ed anche se in me la cosa provoca qualche perplessità devo riconoscere che è cosi, non distribuisco coccole ne faccio “paraculate” per accattivarmi la simpatia ma cerco di riproporre in onestà quello che ha fatto innamorare me dello yoga: la disciplina e lo sforzo. Quello sforzo che ti costringe a guardarti dentro, quella disciplina ferrea che ti porta a lavorare nello sforzo sul respiro per liberare la mente e tenerti ancorato ad un solo pensiero davanti a te quella disciplina che            ti prepara a quando sarai solo con la tua mente.

Questo è sicuramente un processo fisico e mentale faticoso ma che penso riesca a farti fare esperienza diretta della domanda “ cosa è lo yoga?” e trasformi dei semplici utenti in sadaka , perché se è vero che è importante che lo yoga stia diventando un movimento di massa e altrettanto importante che diventi un movimento studentesco di massa. Non so se questo tipo di approccio vincerà la sfida rispetto alla bellezza delle donne e delle pose su instagram o se risulterà più convincente rispetto alla proposta magica/spirituale di natura newage ma sicuramente è l’unico praticabile come ci insegnano 5 mila anni di storia della disciplina.

 

Alessandro Martini