Avete presente quella frase “amore esco per comprare le sigarette”? E il soggetto non torna più? La giornata è iniziata così, invasione di cavallette umane in camera, piccoli riti mattutini compiuti, scambio di qualche chiacchiera blindata dal mondo onirico, spaccio di medicine tra i presenti e… CIAONEEEEEE! Anche oggi ho un alveare di calabroni in testa, la nottata, come molte del resto, è stata frammentata e disturbata dai malesseri, Simone ha la febbre e non ha dormito molto neanche lui, Matteo in camera registrazioni ha messo i malati fuori, che come clochard, in possesso del minimo indispensabile, si spostano da noi. I lavori però, nonostante tutto, vanno avanti, lentamente, con fare appesantito, ma non si molla l’obiettivo ognuno sui doveri assegnati. È a questo punto che decido di coccolarmi con un cappuccino e pensando di andare in quel garage poco più giù di casa chiedo a Silvia se si unisce. Le due, ignare dei propri programmi, non torneranno più! Sempre perché qui tutto si evolve, giungendo alla fine del vialetto di casa chiedo a Silvia se vuol vedere la zona risalendo la collina scoperta il giorno prima, lei difficilmente non acconsente. Andiamo in quel bel localino che vi ho citato, molto molto carino, ambiente libero. Ci viene servito il cappuccino e 4 mezzi toast invisibilmente imburrati, altre richieste culinarie non se ne potranno fare, la dispensa a quanto pare è vuota. Ripercorriamo il sentiero fino alla cascata condividendo con la mia compagna uno dei miei luoghi del cuore e lei sembra apprezzare. Da qui tutto si modifica, dovrei andare a scrivere ed isolarmi, ma decido di scendere con Silvia oltre il ponte fermandomi in qualche posto tranquillo. Il percorso attraversato diventerà un saluto implicito a tutti questi luoghi che hanno dato ristoro alla mia malconcia anima. Passando li saluto, da lontano avvistiamo Tulsi, è con delle persone, turisti perlopiù, ci chiama e saluta vivacemente, torna alla sua compagnia, un moto di calore attraversa il mio corpo, è un  bambino sereno e socievole, si troverà bene nella sua umile vita. Ci fermeremo nella spiaggetta “Barbapapà”, io rimarrò lì un paio d’ore e scriverò ciò che avete letto, Silvia si è fatta travolgere in uno shopping da ultimo giorno, per la sua famiglia e anche per commissioni, io non ho voluto farmi catturare da questa frenesia, se inizi ne subisci un fascino inarrestabile, ho preso miratamente alcuni articoli già visti l’anno scorso. In questo luogo le cose strane continuano ad accadere, Silvia ogni tanto riappare e si siede silenziosa accanto a me, quando svanisce o è a fare shopping, o la sua lampadina creativa ha captato immagini da fotografare. Saluto il Gange e mentre scrivo mi sento cullata dal suo moto tranquillo, ogni tanto sollevo lo sguardo e come ipnotizzata mi fisso su alcuni punti perdendomi nell’incessante suo fluire. Il tempo è inarrestabile e questo schermo me ne ha tolto tanto, lo restituirà quando, una volta tornata a casa, rileggerò i miei diari apprezzandoli come una mamma con i suoi figli.

Ci dividiamo, preferisco non risalire alla centrale operativa che mi toglierebbe tempo ed energia, anche se potrei evitare, preferisco andare all’ultima lezione del maestro Ashish, sarà il saluto metaforico a quest’uomo che mi ha permesso di prendere appunti senza praticare, alla classe, ormai volti conosciuti, alla piccola bimbetta cine/giappo che oggi non smette di parlare. Per arrivare a lezione dovrò attraversare tutta la riva opposta di Tapovan, potrò lanciare un saluto a tutti i personaggi del viaggio, “Poppo”, “Flautino”,  “bimbo scugnizzo”… utilizzerò la wi fi nel localino “Honey” potendo attingere ad informazioni di servizio e inviare il mio diario a Scarabocchio per la pubblicazione e poi farò il percorso dopo la lezione, chiudendo il cerchio e attraversando l’altra parte. Ultimo ponte, ultima scalinata, ultimo tuc tuc, ultima salita. Il mio osservare inarrestabile è un inno di saluto a questi padroni di casa che si concluderà con una cena a base di pizza da asporto, tutti insieme, maestro Vimal compreso, sul letto della nostra camera in una tavolata precariamente apparecchiata, come precario in fondo qui è proprio tutto!