Un volo di farfalle colorate fluttuanti solleticano i miei sensi, provo a rincorrere ognuna di loro con lo sguardo sperando di essere attraversata dal loro moto sinuoso, come etoile di prestigio trasmettono la loro essenzialità cosmica, mi sento solleticare il naso dallo spostamento d’aria dei loro volteggi, incastonate in un palcoscenico di tutto punto, e da sfondo scenografico, gli alloggi del Beatles ashram, una struttura a terrazzamenti  su più livelli che sebbene dismesso dà sfoggio ancora di tutta la sua antica bellezza…. Una farfalla si lascia osservare, imbuto in quel punto, mi libero di ogni sovrastruttura, lei è farfalla ed io come lei mi unisco al tutto …. 

La sveglia mi ricorda che è giunta l’ora di iniziare una nuova giornata ma io non la lascio suonare 2 volte, sono già fuori dal quello stato onirico che la notte mi aveva rapita, guardo fuori dalla finestra, una farfalla attraversa il mio sguardo riportando a galla il sogno della notte appena trascorsa. Fuori i rumori della vita in fermento cittadino non mi disturbano, il vento non cessa la sua attività e, come lui, anche noi laboriosi seguiremo i nostri impegni. 

Primo giorno di lezioni, sorrido pensando al nostro programma con la suddivisione degli impegni di ciascuno di noi, io dentro la casella “Tamara Ashish”, potrei essere facilmente fraintesa, sarò forse venuta a Rishikesh per iniziare a fare ciò che mai ho fatto, ossia drogarmi? O, visto il periodo, a sperimentare la terapia del dolore? Nulla di tutto ciò, Ashish è il maestro indiano “spezza ossa”, che usa strumenti di tortura per farti capire le direzioni e le linee che il nostro corpo deve assumere per avere la giusta postura nella pratica yogica. Uomo tipico indiano ma alto e fisicamente prestante, ha uno sguardo apparentemente assente ma presente a sé stesso e al lavoro che mette a disposizione, non possiede le caratteristiche del maestro che ti ammalia con la sua spiritualità e se non ci vai preparato da qualcuno, è probabile che che cercherai la via di fuga. Rigoroso, rigido, a tratti forzoso, non lascia trasparire emozioni. Il distacco che si crea con la sua figura genera però quella necessità di lasciarlo lavorare senza giudizio e alla lunga, sebbene lui non cambi atteggiamento, potrai spostare il punto d’osservazione e vederlo anche simpatico, così come è successo a me nel rivederlo oggi. 

Per la prima lezione Simone si unirà a me e Silvia, lui in seguito dovrà studiare, serve il suo supporto per  spiegare al maestro il nostro intento a lezione, prendere quanti più appunti possibile perché il materiale da lui fornito è oro per il miglioramento della nostra accademia. La lezione deve ancora iniziare, noi sottovoce continuiamo un discorso personale preso poco prima, un ragazzo italiano accanto a noi richiede silenzio, riceverà una risposta garbata al quale lui reagirà con evidente imbarazzo e il tutto si conclude con sorrisi e qualche approccio di conoscenza. Perché vi racconto questo? Perché lo yoga è bello, è una risorsa per tutti, nessuno escluso, è libero da dogmi e religioni, da preconcetti e da turbamenti, chi lo pratica con sincera devozione potrà solo alimentare il proprio yama e niyama, codice sociale e codice personale ma devo anche dire che l’ambiente è ricco di fanatici estremisti che destrutturano così tanta bellezza, la eleggono disciplina della serietà, non elargiscono sorrisi venendo a mancare l’allegria. Non è il caso di questo ragazzo sebbene penso stia attraversando quella fase di cambiamento dove è facile farsi attrarre da tutti questi meccanismi devianti per nulla attinenti allo yoga. L’allegria è la parola principe del nostro adorato maestro Surinder. Simone, che già la possedeva, nel periodo della sua prima formazione in India, poté rafforzare questo concetto ed esportarlo con maggiore convinzione a tutti coloro che incontrarono il suo cammino. La prima  lezione si conclude, nel pomeriggio io e Silvia torneremo, il tragitto di ritorno a casa è scandito da passi veloci e cadenzati, un leggero pasto e tutto procede senza soste, ma senza fatiche. I ragazzi neanche li vediamo, Matteo è sull’ultimo terrazzino e porta avanti il lavoro video, solo più tardi, dal suo video diario ci renderemo conto che ha lasciato libero nel cielo di Rishikesh il drone, Scarabocchio è sempre on line, è il filo che ci unisce con casa, questa è la sua missione qui. Un discorso quasi preso per caso sarà la base d’appoggio di una lunga chiacchierata con Simone mentre io e Silvia continuiamo a ricevere come spugne, il Mistero che si cela dietro gli ” yoga sutra ” è sempre più fitto e richiede un dispendio energetico enorme per poi però, a detta di Simone e della disciplina, convergere e necessitare solo di silenzio. 

Scrivo, scrivo, scrivo….finisco giusto in tempo per la pubblicazione, io e Silvia ripartiamo, seconda lezione. Prenderò solo appunti e lei sarà la vittima sacrificale di Ashish. Ormai ci spostiamo con dimestichezza, nessuno è ostile, la città è in pieno fermento e in crescita, cantieri e palafitte, vediamo il vecchio e il nuovo che si uniscono a formare una nuova economia, l’augurio che porti un benessere equilibrato a questo popolo tanto sfruttato. Uscendo dall’albergo che ospita le lezioni di Ashish un ponteggio in canna di bambù coglie la nostra attenzione, 5 o 6 operai sospesi, senza caschetto, senza scarpe semmai in ciabatte, loro come ragni non subiscono la gravità, accosciati su cornicioni  di circa 20 cm di larghezza, con fare lento e indisturbato si prestano al servizio della rinascita edilizia. 

Appuntamento con il gruppo “scialla” direttamente nel ristorante designato “Roadhouse bistrò” questa sera una birra ce la possiamo concedere e questo è l’unico luogo dove te la vendono in anonimato, la serviranno a tavola in lattina avvolta da un tovagliolo. Stasera saremo fuori legge, domani chissà….