Ora dunque……… Sono qui e vi confesso una cosa, per sentirmi un po’ più vicino a voi che state ancora dormendo, scrivo il diario dei ricordi della giornata di ieri. Qui sono le 8.33 del mattino e voi siete nel cuore della notte , sono già alla seconda tazza di caffè americano, dopo essermi velocemente lavata e vestita, lo si fa a caso, senza neanche guardare e  pensare, ma, soprattutto, mescolando colori improponibili per il nostro mood occidentale, e poi accorgerti, strada facendo, che ci stai pure bene e che sei in perfetto equilibrio con il contesto. Ho gli occhi gonfi, me li porto da qualche giorno, forse il letto? Un materasso tipo da campeggio di gomma piuma o chissà cosa, con un base di legno che lo rende duro, inamovibile, eppure giurerei, essere comodo, spendiamo migliaia di euro per il miglior sistema di riposo, stiamo mesi a studiare il prodotto in tutte le sue caratteristiche e poi… abbiamo solo complicato tutto! Le risposte vengono dal passato e questo posto, sebbene molto avanti rispetto a gran parte dell’India, te lo ricorda in ogni azione quotidiana. È il 16 novembre, il gruppo lentamente sta risvegliando i sensi, io vi sto scrivendo e tra qualche ora, forse, mi leggerete e a parte questa prefazione, vi racconto della giornata di ieri quella di oggi è ancora tutta da vivere.

Come nostro solito, siamo arrivate prima, sedute a terra nel corridoio dell’albergo “One hotel”, attendiamo davanti la porta della sala delle torture. Qualcosa oggi è un po’ diverso, la porta è semiaperta, scorgiamo un po’ di persone di nazionalità asiatica già dentro, Giappone presumo, altre ne arrivano e sempre con gli stessi tratti somatici, io e  Silvia ci chiediamo se Ashish abbia cambiato l’ordine delle sue lezioni, visto che ha sospeso quelle del mattino per dedicarsi ad un gruppo di praticanti per l’appunto giapponesi, ci mettiamo placide in attesa di comprendere, ognuna sulle proprie libere azioni. Io rivedo gli appunti delle lezioni passate, sono un disastro! Disegni improbabili e incomprensibili alla stessa autrice del malfatto, cioè io, appunti senza ordine di logica, avrò attribuito un braccio al posto di una gamba, la testa sotto il pube, i piedi a sostituzione delle orecchie, al posto dell ”uomo vitruviano” rappresento grossolanamente la protagonista dell’Esorcista, per non parlare poi delle posizioni asana in lingua sanscrita, quasi 6 anni di pratica, 1 anno di corso istruttori e responsabile delle descrizioni delle stesse per il gruppo fb, ancora creo minestroni e le mie uniche certezze si racchiudono in una unica ed immutabile “shavasana” (posizione del cadavere), sarà che sono in empatia con la citata posizione!

Sono le 17:00, il maestro ancora non arriva così come anche alcuni volti ormai familiari della nostra lezione, continuano ad arrivare asiatici entrare e prendere posto, noi siamo tranquille, qualunque sia la decisione di Ashish, noi qui avremo in ogni caso il piano B.  Arriva qualche volto riconoscibile, a seguire Ashish, la lezione è aperta anche a noi, la stanza è gremita, Silvia riesce a posizionarsi per la pratica ad un angolo della stanza, io vicino a lei, seduta su un cuscino con penna e taccuino, sfacciatamente questa volta, non simulo neanche il tentativo di praticare la lezione, sono entrata nella parte di yogi reporter, strampalata, incasinata, senza ne arte ne parte, ma questo è il mio secondo compito e costi quel che costi porto il  risultato a casa. La lezione ha inizio, prendono posto 2 figure e mezzo davanti e di lato a me. Sul mio lato destro c’è il maestro, davanti una giapponese capogruppo, forse maestra, nonché traduttrice e porta a seguito una bimbetta di poco più di un anno, rimarrà a lezione per tutte le 2 ore, con atteggiamento di chi ignora, si muoverà tra i presenti elargendo sorrisi e chiacchiere incomprensibili, seguite da risa scrocchiarelle, il tutto sotto il controllo dell’austero maestro che fingerà di non curarsene ma a mio avviso la situazione lo diverte molto. Immaginate la scena, una classe di abili e dinoccolati allievi venuti da tutto il mondo, un maestro che elargisce la disciplina ligio e austero, una donna/mamma altrettanto rigorosa, un’anima pura poco più alta di un barattolo e mezzo di coca cola, ed io? … Taccuino, penna e geroglifici che mai verranno decifrati neanche tra un milione di anni. La  Lezione avviene in doppia lingua e in differita, il mio cervello pensa in italiano e il mio taccuino in egiziano, poi c’è il sanscrito che non voglio neanche citare, adesso avrei proprio voglia di urlare qualcosa in ciociaro come “se capit fra’!” e invece non ho capito un emerito tubo e guardo la bambina che sicuramente ne sa più di me. La mia consolazione? Registro l’audio, poi se la vedranno i sommi sacerdoti del nuovo gruppo “Coloro che vivono nel vento ” a criptare le informazioni vitali, io come Ponzio Pilato me ne laverò le mani. La lezione esclusiva per invertebrati si conclude, io non riesco neanche a distendermi per rilassarmi con ciò che mi riesce meglio, shavasana, manca lo spazio vitale visto che, fino adesso, ero rintanata su un trespolo con aria esternamente solenne, ma interiormente sbellicandomi dalle risate. 

Il sole è già dietro le colline, il Gange brilla di luci artificiali, la statua di Shiva appare sospesa sulla lastra luminosa e come di consuetudine le porgiamo uno sguardo di riverenza, questa sera ha un fascino maggiore, è magnetico, sembra come se prendesse vita, ci fermiamo ad ammirare lo sfondo che gli fa da scenografia, una foto non potrà renderle giustizia, ci proviamo, è tutto ciò che adesso avremmo potuto fare.

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