La mente ai tempi del Coronavirus – di Chiara Testa

Ci chiedono isolamento ,ci chiedono di ridurre gli incontri, di vivere in sicurezza.

Eppure il beep di whatsapp è un richiamo continuo dal sorgere del sole a tarda notte: anticipazioni, scoop, deliri, proiezioni, paura, terrore.

Nulla che ci arricchisca realmente poiché ci hanno già dato chiare indicazioni su come comportarci per proteggerci e per difendere la nostra patria dal nemico invisibile.

Eppure ci lasciamo catturare da ogni audio, da ogni messaggio che giunge ad alimentare la nostra paura.

La paura ci trascina nel tranello di conformarci alla massa delirante, vogliamo sentirci prigionieri di questa trama fitta di psicosi, scegliamo di farlo nel timore di giungere tardi ad alcune conclusioni.

Cerchiamo sicurezza dall’esterno torturando la nostra mente, non le concediamo un attimo di riposo.

Ma non sarà l’erudizione dei social o dei mass-media a farci scavallare questo tsunami.

Il segreto per ritrovare la nostra armonia sta nella semplicità.

Una mente semplice è una mente lucida, ha la capacità di discernere la verità, sa affrontare la complessità della vita e del momento rischiarando le acque intorpidite dalle fluttuazioni.

Ci hanno chiesto isolamento, abbiamo risposto con l’hashtag  #iorestoacasa#.

Sfruttiamo il momento per conoscere la nostra vera casa: la nostra mente; osserviamola con umiltà, senza bisogno di etichettarla, senza darle definizioni, senza l’intenzionalità di raccontarla.

Sfruttiamo questo tempo per trovare il silenzio, poiché la pace dimora nel silenzio.

Nel silenzio si trova la forza di staccare dalle incursioni di chi vuol propagare le proprie paure.

Nel silenzio la mente diviene semplice, e nella semplicità si trova il modo di far fronte ai problemi:  per quanto complessi saremo capaci di affrontarli con freschezza e di guardarli diversamente.

La mente a volte diventa ottusa sotto il peso della conoscenza, diretta al passato,  arroccata su false certezze, proiettata al futuro, arrampicata su vacue supposizioni.

Invece abbiamo la necessità di adattarci al nostro presente, quello delle nostre abitazioni, istante per istante, per poter rispondere fermamente alle forti influenze e alle pressioni che un esterno delirante ci proietta contro.

C’è un Italia fatta di camici bianchi che ci protegge, e ci prega di prenderci una pausa.

Un’Italia che dopo il nostro momento di riposo dovrà affidarci la ricostruzione.

Usiamo pazientemente questo tempo per rinforzare la nostra pace, accettiamo umilmente il nostro ruolo silente nella calamità.

Coltiviamo umiltà perché nell’umiltà c’è la capacità di ascolto, di recepire la complessità del problema per poi risolverlo.

I cavalieri prima di partire per le crociate passavano una notte in preghiera e in meditazione per poter aumentare la propria lucidità d’azione e rafforzare le speranze di riuscita… era chiamata veglia d’armi.

Buona veglia d’armi amici!

 

Chiara Testa

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