Masterchef yoga – Ricetta per lasciare che avvenga – di Chiara Testa

Alla base della preparazione di un buon piatto occorrono ingredienti di prima scelta, una ricetta minuziosamente dettagliata e tanto amore.

Quest’oggi Simone a nome della Yoga Alliance International ha decretato che mi spettasse il titolo di ‘maestra di Yoga’ e per adempiere all’arduo compito del quale mi sento investita ho deciso di darvi ‘la ricetta’ che mi è stata passata in questo training di formazione.

Prendete l’ingrediente più sapido e dolce che avete a disposizione: voi stessi.
 
Ponetelo in un angolo tranquillo della vostra casa.
 
Spegnete il cellulare, la TV e magari anche la luce.
 
Chiudete la porta e lasciate fuori la fretta, gli impegni e i problemi, tanto tra una mezz’ora saranno sicuramente più leggeri.
 
Trovate una seduta comoda: non la prima che capita, ma una posizione che sia piacevole mantenere. Regalatevi qualche attimo per accomodarla, con cuscini, coperte, sedia o seggiolino. Quando le gambe saranno in un assetto confortevole chiudete morbidamente gli occhi e  dirigete la vostra attenzione sulla schiena, percorretela lentamente e riallineate le vertebre allungando la colonna. Stendete i fianchi e dirigente la testa verso l’alto, come fosse sollevata da un filo sospeso che vi sosterrà per tutto il tempo.
 
Aprite bene le mani lasciando che le dita siano accolte dai tessuti che coprono le ginocchia, lasciate che i gomiti cadano verso terra trascinando le spalle in basso.
In questo momento non avete pesi da sostenere né combattimenti da affrontare, potete concedervi di decontrarre i muscoli.
 
Sostate un attimo a contemplarvi con gli occhi della mente: siete regalmente eretti e morbidamente rilassati.
 
Da questo momento inizieremo a lavorare per ‘cucinare’ bene l’interno del nostro piatto.
Portate l’attenzione sulla pancia, al di sotto del l’ombellico. Senza corrugare la fronte!!! non ci aiuterà strabuzzare gli occhi per percepire quel punto. Aspettiamo con pazienza che si accenda lo sguardo interno, e dopo qualche attimo… eccolo!
Il ventre si espande e si retrae: che emozione! Ogni volta che lo riscopro mi emoziono come quando da bambina percepivo il friccichìo della spuma lasciata da un’onda sul bagnasciuga.
 
Ora continuando ad osservare collegate il movimento del ventre al vostro respiro. In un attimo vi trasporterà più internamente e scoprirete un vuoto accogliente in voi. State lì godete il suo spontaneo espandersi e ritrarsi senza controllarlo. Provate solo a percorrerlo, a percepire i confini di quella sfera, sotto le costole, a contatto con la colonna, passeggiate in voi senza dimenticare mai di legare un respiro all’altro.
Sicuramente a quel punto qualche pensiero riuscirà ad entrare nella pausa tra un’espirazione e un’inspirazione. Non cadete nella tentazione di seguirla, ma se la mente distrattamente decidesse di cavalcarla, appena ne avrete consapevolezza, ricordatele che avete una ricetta da seguire.
 
Tornate ad osservare il vostro ventre.
 
Dopo qualche minuto vedrete che il respiro sarà pronto, lo capirete perché sarà lento e rilassato, un’onda calda che vi percorre.
 
A quel punto sarete pronti per risalire lungo il torrente. Osservate la sorgente che si immerge nel vostro naso e in un’inspirazione percorrete e il flusso che scorre fino al ventre. Fatevi poi rapire dall’implosione dell’espirazione che ritorna al naso.
 
Lasciatevi trasportare dalla meraviglia di questo gesto così semplice, così gratuito da dimenticarci che esiste… eppure è l’unica cosa che contraddistingue la vita dalla morte.
 
È energia, è prana, è forza vitale.
 
Fidatevi di lui, tornate a lui ogni volta che un pensiero si insinua.
 
Contemplate amorevolmente mentre fluisce attraverso le narici, vi ringrazierà, si farà lieve e sottile. Si concederà di divenire minimo, quasi impercettibile, poiché in quel momento il vostro corpo basterà a sé stesso. Una leggera brezza potrà danzare lievemente tra gli antri delle narici.
 
In questa pace armoniosa che solo la contemplazione della natura può donare, lasciate cadere il vostro sguardo indietro, in una camera silenziosa che si apre nella vostra testa. Godete per qualche istante di quel silenzio e poi trasformatelo in un oceano calmo da contemplare a filo d’acqua: un’estasi beata!
 
Tornate dunque a percepire l’amico respiro. Richiamate in presenza il corpo, ripercorrete la vostra stanza e aprite lentamente gli occhi ringraziandovi per quel che vi siete donati.
Il pranzo è servito: avete pronta per voi una splendida  consapevole mente, calma e sottile, in grado di affrontare con letizia e lucidità le prossime 23 ore e mezzo.
La ricetta infatti prevede un pasto da somministrare una volta al giorno, o quanto più spesso possibile.
 
Siate disciplinati nell’esecuzione senza però eccedere in severità.
 
Non giudicatevi male se le prime volte i pensieri invadenti ‘le vritti’ avranno il sopravvento sul respiro, se una riflessione eccederà in protagonismo.
 
Per ottenere un piatto da chef occorre provare e riprovare per ottenere abilità nell’azione e per conoscere bene il percorso da compiere, in modo da ritrovare il sentiero del respiro, anche quando ci si perde nel bosco dei pensieri. 

 

Chiara Testa