Paziente-mente yoga – di Chiara Testa

Non sarò L’unica ad aver convissuto per lungo tempo con un dolore inspiegabile, a pensare che si trattasse di un campanello d’allarme di un grosso iceberg che si nascondeva in me mostrando solo una punta.

Allora ho chiesto conforto al mio medico di fiducia che mi ha liquidato dopo qualche analisi con un “non c’è nulla che non va, riposati un po”. Non contenta di questa spiegazione ho interpellato sedicenti luminari guadagnando la stessa rapida risposta.
Eppure quel dolore era lì, non mi abbandonava, iniziavo ad avere anche una sintomatologia associata. Era costante…. Anzi no, si attenuava se ero in vacanza, se coccolavo mio figlio, se ero concentrata in qualche azione..

A quel punto lo cercavo “ma dove sei dolore? Dove sei finito? Eccoti qui mio fraterno nemico, ti ho ritrovato perché tu sei in me, e con il passare del tempo io sono diventata un po’ te”.
Abbiamo bisogno l’uno dell’altro perché quando siamo insieme ci completiamo e diventiamo intoccabili.

Solo noi ci conosciamo, gli altri non ci capiscono, non ti vogliono vedere, ma io ti scruto giorno dopo giorno, ti studio ti odio… ti sto parlando… ma sono pazza? Sei forse un dolore immaginario?’
Assolutamente no, quei mali esistono!

Abbiamo inizialmente ignorato il loro richiamo, ma loro si sono alimentati delle nostre forze. Ora sono completamente esplosi, sono ormai ingestibili e debilitanti.
Hanno un grosso problema, pur essendo terribilmente fisici non hanno una facile collocazione nella medicina tradizionale essendo multifattoriali.
Non certo per incompetenza della sanità: noi medici siamo formati per raccogliere informazioni dai pazienti (anamnesi) per poi protocollarle e formulare un’unica diagnosi. In base a questa ci è possibile somministrare una serie di terapie mirate basate su statistiche di successo… ma senza diagnosi non è possibile esporsi in una terapia a meno di una conoscenza profonda del paziente.

Il termine sanscrito per terapia è CHITSA, che letteralmente significa desiderio di conoscere.

Possiamo sperare che una persona sia in grado di conoscerci così a fondo durante una visita di controllo? Possiamo sperare che ci sappia dare soluzioni se non siamo affetti da una patologia catalogata?
E se non individuabile con una diagnosi il nostro problema ha forse meno dignità di essere analizzato e trattato?
Ma se quel dolore alla schiena non fosse un problema vertebrale, ma un colon irritato per il nostro modo di mangiare nervosamente? E se il dolore al collo non fosse una tiroidite, ma una contrattura dei muscoli sopraioidei dovuta al continuo stringere i denti per trattenere le lacrime?

E chi dice che questi punti deboli del nostro organismo, ora invisibili seppur dolenti un giorno non si trasformeranno in una situazione patologica irreversibile?
Abbiamo un unico modo di affrontarli se non troviamo in questo momento il beneficio di una terapia mirata: trovare qualcuno che abbia intenzione di conoscerci approfonditamente… ma chi potrebbe garantirci un tale costante desiderio di conoscerci così a fondo se non noi stessi?!?!

E come fare? Io la mia risposta l’ho trovata in una disciplina che mi ha dato indicazioni ben precise per approfondire lo studio di me: lo yoga.
In effetti quel dolore incessante è passato, ma seppur non fosse accaduto, l’aver imparato a convivere molto bene con me, abbastanza indisturbata da interferenze esterne, avrebbe sicuramente ridotto il peso del mio male.

Lo yoga è stata una scommessa il cui risultato è pur sempre una vittoria.
Mi ha educato a mantenere costantemente un’assetto di piacevolezza mentale CITTA PRASADANAM, e mi ha dato le istruzioni da seguire ogni qual volta i turbamenti mi portano fuori strada.

Si può scegliere di non continuare a soffrire, si può scegliere di accettarsi e migliorare il modo di vivere. La prima cosa da fare è decidere di iniziare, la seconda è di cercare una guida onesta ed efficace….

 

Chiara Testa 

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