Ripiego le vele spiegate al vento – di Chiara Testa

Chi sei tu? Parlami di te..

E chi è che me lo chiede?

Un uomo affascinante in una cena romantica?

O un potenziale datore di lavoro in un colloquio?

Perché il soggetto interlocutore è esso stesso uno specchio deformate al quale tentiamo di assomigliare nell’innato desiderio di piacere.

Se un giorno sentissimo il bisogno di autoporci questo quesito, quale sarebbe la risposta?

Sicuramente prima di iniziare il mio viaggio nello yoga avrei avuto una pronta e articolata risposta che sarebbe suonata inconsapevolmente cosi:

‘sono una sorta di Minotauro, ma non mi limito ad essere mezzo uomo e mezzo toro, in me c’è la complessità di una ‘Guernica’ sono parte della figlia ideale che vorrebbe mia madre, parte della donna sensuale che vorrebbe il mio compagno, sono una professionista rampante e una fragile adolescente insicura, nonché l’immagine del mio profilo Facebook! ‘

Tutte queste Chiara e tante altre, avevano desideri e Repulsione, rimorsi e rimpianti e caoticamente vociferando affollavano la mia testa.

Poi un giorno mi imbattei in Virksasana, nelle posizioni dello Yoga nota come l’albero.

Quelle centomila Chiara non potevano coesistere in equilibrio su un piede!!! 

Avevo una sola possibilità per non crollare: silenziarle!

Volsi lo sguardo all’infinito, iniziai ad ascoltare solo il respiro nel mio ventre, tutto tacque. Il piede si saldó al terreno, e nessuna tempesta in me riusciva a sorgere e a distogliermi dall’intenzione di rimanere salda.

Il corpo si allegerì di tutti i fardelli e le responsabilità che lo appesantivano e la testa si elevò fieramente per quel che ero diventata in quel momento:una e non più centomila!

Cosi capii che solo nel silenzio potevo incontrarmi e decisi di seguire la guida della Turiya Yoga accademy per percorrere uno splendido viaggio in me.

Iniziai ad educare il mio corpo per mantenere a lungo le asana, e quando fisicamente fui abbastanza forte, mi venne richiesto di rimanere immobile e osservare il mio respiro.

Incrociai le gambe, addrizzai la schiena e socchiusi gli occhi.

Riuscivo a percepire il lieve movimento della zona sotto l’ombellico, quando una serie di intrusi riuscivano a distrarre la mia attenzione: il formicolio a un piede, uno starnuto, e io tornavo ad osservare il mio respiro….

Arrivava un pensiero: che cucino per cena?.. E io tornavo ad osservare il mio respiro…

Con pazienza, volta dopo volta, giorno dopo giorno, finché non mi trovai finalmente assorta in Dharana: la concentrazione.

Mi lasciai prendere per mano dal mio respiro che divenne la mia guida. Nonostante pensieri strombazzanti risuonassero attorno a noi, io e lui tranquillamente percorrevamo le strade nel mio corpo. Il ventre, il torace, le narici. Fu allora che conobbi MANAS, una parte di me, quella che sapeva ritirare i miei sensi, rilassare il diaframma, rilassare la fronte, fermare uno starnuto, sempre rimanendo mano nella mano con il mio respiro.

Continuai, i tempi di seduta si allungarono, il respiro era ancora con me, più sottile, quasi sospeso. Ero immobile già da un po’ ma il corpo non dava segnali: mi aveva accolto nel suo bellissimo mondo DHYANA la meditazione.

C’era silenzio e una parte ancora più forte si era palesata in me : BUDDHI.

Il mio intelletto sapeva essere gentilmente autorevole con i miei pensieri, sapeva catalogare e silenziare le VRITTI, le distrazioni che sbocciavano nel mare calmo della mia mente :CITTA.

Il mio Buddhi ormai è forte e disciplinato, sa cosa fare, conosce un protocollo per non permettere che il momento magico in cui ho appuntamento con me venga disturbato.

Mi ritrovo nel silenzio e riesco a riconoscermi con sincerità e a rimanere saldamente vera quando torno a percorrere la mia vita quotidiana.

Per far questo ho bisogno di andare costantemente a ricercarmi, poiché venti forti soffiano intorno a me, e potrebbero cambiare la mia rotta, se ogni tanto non richiudessi nel silenzio le mie vele spiegate.

 

Chiara Testa